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La procura generale chiede pene più lievi nel processo d'appello "Concorsopoli" di Voghera per Monica Sissinio e Laura Anselmi. La difesa punta all'assoluzione totale.

Appello "Concorsopoli" Voghera: richiesta di riduzione pena

Il processo di secondo grado per la vicenda "Concorsopoli" a Voghera ha preso una nuova piega. La procura generale ha richiesto una diminuzione delle pene per le principali accusate. Si tratta di Monica Sissinio, ex presidente di Asm Vendita e Servizi, e Laura Anselmi, già vicepresidente dell'azienda.

Entrambe sono figure note nella città, specialmente Anselmi, anche per il suo coinvolgimento politico. La richiesta specifica è di ridurre la condanna a 2 anni e 8 mesi per ciascuna. Questo contrasta con i 2 anni e 10 mesi inflitti in primo grado dal Tribunale di Pavia.

Induzione indebita al posto di falso

La modifica proposta dall'accusa riguarda l'esclusione del reato di falso. L'ipotesi principale su cui si concentrerà il processo d'appello è quella di induzione indebita a dare o promettere utilità. Per capire l'importanza di questa rimodulazione, è necessario ricordare le accuse iniziali.

L'inchiesta aveva inizialmente delineato un quadro complesso. Si ipotizzava un sistema di gestione pilotata dei concorsi pubblici in Asm Vendita e Servizi nel 2021. L'obiettivo sarebbe stato favorire candidati legati alla politica locale. Diversi filoni d'indagine erano stati aperti, inclusi concorsi per 13 impiegati tecnico-amministrativi.

Le assoluzioni e le condanne di primo grado

Tuttavia, il verdetto di primo grado aveva già ridimensionato l'impianto accusatorio. Il tribunale aveva assolto tutti dall'accusa di abuso d'ufficio. Questo reato, nel frattempo, è stato eliminato dal codice penale. Inoltre, Sissinio e Anselmi erano state scagionate dall'accusa di turbativa d'asta per la posizione di direttore operativo.

Per quel ruolo, Michele Roberto Chiappa era stato assolto con formula piena. Nonostante queste assoluzioni, i giudici avevano confermato l'esistenza di un "sistema". Hanno condannato le due donne e Laura Quaini, membro della commissione esaminatrice. La colpa riconosciuta era il tentativo di alterare l'esito del concorso per i 13 impiegati, favorendo candidati vicini ad ambienti politici.

La difesa punta all'assoluzione piena

Ora, in appello, la difesa delle imputate, guidata dall'avvocato Luca Angeleri, mira a ottenere un'assoluzione completa. La strategia è chiara: sostenere che "il fatto non sussiste". Secondo il legale, il tribunale di Pavia avrebbe commesso un errore di interpretazione.

L'avvocato Angeleri ritiene che alcune intercettazioni ambientali siano state erroneamente interpretate come prove di corruzione. A suo dire, si tratterebbe invece di conversazioni normali, estrapolate dal loro contesto. Mancano, secondo la difesa, elementi di coercizione o illiceità. Non ci sarebbero stati accordi segreti né documenti falsificati, ma solo una normale dialettica amministrativa.

Il verdetto atteso a giugno

La corte d'appello si trova ora di fronte a una scelta. Dovrà decidere se confermare la visione di un'amministrazione influenzata da logiche di favore, pur con pene potenzialmente più lievi. Oppure, dovrà accogliere la tesi difensiva di un "grande malinteso" giudiziario.

Il verdetto finale è atteso per il 22 giugno. Sarà quella la data in cui si saprà se la "Concorsopoli" di Voghera porterà a condanne anche in secondo grado. Oppure se ci saranno assoluzioni con formula piena, come auspicato dalle difese delle imputate.

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