Gli impianti di metano nel Golfo, colpiti da bombardamenti, necessitano di una ricostruzione pluriennale. L'Europa viene esortata a prendere una posizione netta nei confronti di Israele, sospendendo i contratti commerciali.
Ricostruzione impianti metano: tempi lunghi
Gli impianti di gas naturale liquefatto situati nei paesi del Golfo, danneggiati da bombardamenti, non sono riparabili. Sarà necessaria una ricostruzione completa.
Questo processo richiederà un periodo compreso tra i tre e i cinque anni. Di conseguenza, anche in caso di cessazione immediata delle ostilità, la produzione di metano non tornerà ai livelli precedenti.
A fornire queste stime è Loretta Napoleoni, saggista e giornalista con residenza tra Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate a margine di un incontro pubblico tenutosi a Trieste.
Implicazioni economiche e geopolitiche del conflitto
I problemi derivanti dal conflitto non si limitano alla sola infrastruttura energetica. Napoleoni, esperta anche di terrorismo internazionale ed economia, evidenzia ulteriori conseguenze.
I paesi del Golfo potrebbero subire un impatto duraturo sul settore turistico. La loro attrattiva come destinazione potrebbe diminuire significativamente.
Inoltre, le richieste di maggiore supporto militare avanzate da alcuni di questi paesi agli Stati Uniti sono state respinte. La motivazione addotta è la necessità di concentrare le risorse a sostegno di Israele.
Il ruolo di Israele e le strategie regionali
Viene sollevata la questione se questa situazione rientri in una strategia orchestrata da Israele. Napoleoni risponde affermativamente.
Secondo la sua analisi, Netanyahu avrebbe convinto l'allora presidente Trump ad avviare un conflitto, prospettando una guerra rapida. L'obiettivo reale di Israele sarebbe però l'annientamento dell'Iran, considerata la principale potenza regionale avversaria.
Parallelamente, si mira a indebolire le altre nazioni del Golfo, alterando gli equilibri di potere nella regione.
Appello all'azione per l'Europa
Di fronte a questo scenario, viene interrogato il ruolo che l'Europa dovrebbe assumere. Napoleoni definisce questo momento come una potenziale opportunità cruciale per il continente.
L'Europa avrebbe la possibilità di affermare con fermezza la propria posizione, dichiarando la fine di tali dinamiche. Tuttavia, al momento, non sta agendo in tal senso.
Viene proposto che l'Europa dovrebbe procedere alla sospensione di tutti i contratti commerciali in essere con Israele. Si sottolinea che l'Europa avrebbe la capacità di farlo.
Senza il sostegno occidentale, la posizione di Israele sarebbe insostenibile. Nonostante ciò, l'Europa mantiene il silenzio, evitando di intervenire attivamente.