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La Regione Lombardia ha confermato il blocco all'ipotesi di una nuova discarica a Macogna per le scorie di Vallosa. La decisione protegge il territorio dall'eccessivo carico di rifiuti, ma lascia irrisolto il problema dello smaltimento.

Stop alla discarica Macogna per scorie

Il piano regionale sui rifiuti ha sancito un niet definitivo. Non ci sarà alcuna deroga ai limiti esistenti. L'indice di pressione ambientale rimane invariato. Questo parametro impedisce la creazione di nuovi siti di stoccaggio. La decisione è un sollievo per molti amministratori locali. La proposta di modifica era sostenuta dall'assessore Giorgio Maione. L'obiettivo era facilitare la gestione dei rifiuti speciali. L'area di Macogna era stata individuata come possibile sito. Qui si sarebbe dovuto smaltire il materiale tossico di Vallosa.

La discarica di Vallosa, nota come Sin Caffaro, continua a rilasciare sostanze nocive. Queste filtrano nella falda acquifera sottostante. L'ipotesi Macogna prevedeva la ricezione di questi scarti. Si pensava anche a rifiuti da altre zone della Lombardia. La provincia di Brescia è già fortemente gravata. Ospita circa 160 mila metri cubi di scarti per chilometro quadrato. La bocciatura del progetto Macogna evita un ulteriore aggravio.

Indice di pressione ambientale confermato

L'indice di pressione ambientale è stato introdotto dodici anni fa. La Regione Lombardia lo istituì per proteggere le aree più colpite. L'obiettivo era evitare la proliferazione di discariche. Il mantenimento di questo indice è stato accolto con favore. Il sindaco di Cazzago, Fabrizio Scuri, ha espresso soddisfazione. «È un criterio corretto di salvaguardia del territorio», ha dichiarato. Ha aggiunto che «oltre un certo limite non si può andare».

Il primo cittadino ha lodato il buon senso prevalso. Ha riconosciuto il merito della Regione per aver ascoltato le istanze locali. La contrarietà al progetto Macogna era condivisa. Anche i sindaci di Travagliato, Rovato e Berlingo si erano espressi in tal senso. La loro posizione era chiara: non volevano ulteriori discariche.

Perplessità e futuro incerto per Vallosa

Nonostante la soddisfazione generale, emergono perplessità. La sindaca di Passirano, Mariuccia Raccagni, ha manifestato perplessità. Non è tanto per il problema irrisolto di Vallosa. La sua critica riguarda la mancanza di coinvolgimento. «Non sono mai stata coinvolta direttamente», ha affermato. Ha definito la situazione un «poco fair play politico». Ha sottolineato l'importanza di informare chi risiede nel territorio interessato. La sindaca ha chiesto di non essere esclusa dalle decisioni.

La posizione di alcuni esponenti regionali, come il presidente Attilio Fontana, è stata interpretata diversamente. La loro ferma opposizione alle modifiche dell'indice di pressione è vista da alcuni come una mossa politica. Questo rende la questione ancora più complessa. Le decisioni sembrano passare «sopra la mia testa», ha lamentato la sindaca Raccagni. Ha ribadito la necessità di un approccio più collaborativo.

Situazione Vallosa e nuove ipotesi

La situazione della discarica Vallosa resta preoccupante. L'Arpa continua a monitorare l'area. Non è stata ancora validata un'analisi di un laboratorio privato. Questo aspetto richiede attenzione. L'incarico per i test era stato assegnato prima del mandato attuale. La società scelta possiede strumenti specifici per le analisi. Cambiarla sarebbe difficile. Al momento, l'Arpa non segnala pericoli imminenti per la salute pubblica. Questo indica che la situazione non è peggiorata.

Come si gestiranno i rifiuti non recuperabili di Vallosa? Si profila l'ipotesi di una nuova microdiscarica. Questa soluzione potrebbe essere sostenibile. Sorprendentemente, il nuovo Piano regionale rifiuti ha rimosso il divieto assoluto. Questo divieto impediva la costruzione di discariche in aree vitivinicole. Ora sono previsti solo «criteri di penalizzazione». Se questa modifica non verrà rivista, si potrebbero aprire discariche vicino ai vigneti. La questione rimane aperta e complessa.

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