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Due fratelli sono stati arrestati per una tentata rapina alla filiale Volksbank di Mussolente avvenuta nell'agosto 2025. Le indagini hanno portato alla loro identificazione e al provvedimento di custodia cautelare.

Arresti per tentata rapina a Mussolente

I carabinieri di Bassano del Grappa hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare. Due fratelli, di 31 e 29 anni, sono finiti agli arresti domiciliari. I due risiedono rispettivamente a Romano d’Ezzelino e Riese Pio X. L'operazione è avvenuta sabato 11 aprile. L'indagine ha riguardato una tentata rapina. Questa era avvenuta presso la filiale Volksbank di Mussolente. I militari hanno ricevuto supporto da colleghi di Romano d’Ezzelino e Castelfranco Veneto.

Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari. L'autorità giudiziaria opera presso il Tribunale di Vicenza. La richiesta è giunta dalla Procura berica. L'attività investigativa è stata definita complessa. Ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza. I due indagati sono accusati di tentata rapina aggravata. La Procura ha coordinato le indagini.

I dettagli della tentata rapina

I fatti risalgono al 13 agosto 2025. L'episodio si è verificato intorno alle 11:30. Due uomini fecero irruzione nella filiale bancaria. La banca si trova in via Vittoria a Mussolente. I malviventi erano armati di pistola. Avevano il volto coperto da maschere in lattice. Uno dei due indossava anche un cappello da pescatore. I rapinatori minacciarono dipendenti e una cliente. Costrinsero tutti a riunirsi nel salone principale. Furono fatti sedere a terra.

Successivamente, intimarono a una dipendente di aprire le casseforti. L'obiettivo era sottrarre denaro. L'azione dei malviventi mirava a un bottino consistente. La filiale di Mussolente era il bersaglio prescelto. L'irruzione è avvenuta in pieno giorno. Questo aumentava il rischio ma anche la potenziale resa del colpo.

Il colpo fallito e la fuga

Il colpo, tuttavia, non andò a buon fine. La ragione del fallimento è legata al sistema di sicurezza delle casse. Queste dispongono di un meccanismo temporizzato. Prevede un ritardo di venti minuti per l'apertura. Di fronte all'impossibilità di accedere subito al denaro, i due desistettero. Decisero di abbandonare il piano criminale. Si diedero alla fuga. Utilizzarono un ciclomotore. Questo era parcheggiato poco distante dalla banca.

I carabinieri giunsero rapidamente sul posto. Avviarono subito le ricerche dei fuggitivi. Lungo il percorso di fuga, trovarono il cappello perso da uno dei rapinatori. A qualche centinaio di metri, rinvennero il ciclomotore. Il mezzo era bloccato da un guasto. Era inoltre dotato di una targa posticcia. Questo dettaglio suggerisce una premeditazione.

Le indagini si sono sviluppate attraverso vari metodi. L'analisi dei sistemi di videosorveglianza è stata fondamentale. Furono esaminate telecamere pubbliche e private. La raccolta di testimonianze ha fornito elementi utili. Servizi di osservazione e pedinamento furono attivati. Furono anche eseguite perquisizioni e sequestri. Le intercettazioni telefoniche e ambientali si sono rivelate cruciali. Questi strumenti hanno permesso di stringere il cerchio sui sospettati.

Durante le perquisizioni, effettuate già nel settembre precedente, i militari hanno trovato elementi significativi. Rinvennero abiti compatibili con quelli usati durante la rapina. Trovarono anche bossoli e la confezione di una pistola a salve. Nell'abitazione del 29enne, i carabinieri hanno rinvenuto circa 63 grammi di sostanza stupefacente. Era presente anche un bilancino di precisione. C'era materiale per il confezionamento della droga. Per questo motivo, il 29enne è stato anche denunciato a piede libero. L'accusa è detenzione ai fini di spaccio.

Entrambi gli indagati sono stati rintracciati nelle rispettive abitazioni. Sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Hanno il divieto di allontanarsi senza autorizzazione. La giustizia ha fatto il suo corso. L'episodio si conclude con un epilogo giudiziario.

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