I sindacati Cobas chiedono chiarezza e un piano concreto per il futuro dei lavoratori Konecta, preoccupati per la cassa integrazione e la mancanza di prospettive dopo ingenti investimenti pubblici.
Crisi Konecta: cassa integrazione per 654 dipendenti
È stata avviata ufficialmente la procedura di cassa integrazione. Riguarda 654 dipendenti di Konecta R. I siti interessati sono quelli di Crotone, Rende e Settingiano. La cassa integrazione durerà fino al 31 dicembre 2026.
Non saranno interessati i lavoratori con contratto a tempo determinato. Il loro contratto scade il 18 maggio. Questo esclude giovani calabresi dal mondo del lavoro. Viene negata loro la possibilità di un futuro nella regione.
La decisione di ricorrere alla CIGS lascia disorientati i lavoratori. Molti provengono dall'ex Abramo. Si ritrovano nuovamente precari. Il posto di lavoro è a rischio.
Progetto digitalizzazione: promesse e realtà
La Regione Calabria aveva annunciato a dicembre 2024 l'avvio di una commessa. Si trattava della digitalizzazione delle cartelle cliniche. Era vista come una soluzione per la vertenza ex Abramo. L'annuncio prometteva un futuro stabile.
A marzo 2024, il progetto è stato lanciato. Era presente il Presidente della Regione. L'evento si è tenuto al Ministero del Lavoro. Erano presenti i ministri Urso e Calderone.
Il progetto doveva essere un pilota. L'intento era attrarre lavoro. Non solo dalla Calabria, ma anche da altre regioni.
Mancanza di pianificazione e fondi pubblici
L'idea era ottima. Mancava però una vera pianificazione. Non è stato messo nero su bianco un piano concreto. Le fasi di progettazione sono state saltate. La commessa è stata assegnata frettolosamente.
La commessa è andata al Poligrafo di Stato. È stata poi affidata a Tim. Infine, è arrivata a Konecta.
Sono stati impiegati ingenti fondi pubblici. Si parla di 30 milioni di Euro. I lavoratori si chiedono come sia possibile. A fronte di un simile sforzo economico, il posto di lavoro è di nuovo a rischio.
Domande dei lavoratori e richieste ai sindaci
I lavoratori pongono domande precise. Cosa è successo dopo solo un anno? Cosa non ha funzionato? Chi ha sbagliato?
Si chiedono se la commessa sia fallita. Un progetto di lavoro stabile e innovativo. Con un investimento pubblico così importante. Ritengono sia un loro diritto sapere. Come sono stati spesi questi soldi? Cosa non ha funzionato?
Chiedono di sapere come si è arrivati alla cassa integrazione. Altri soldi pubblici vengono impiegati. Si domandano se ci siano state attività di monitoraggio. Per vigilare su un progetto fondamentale. Non solo per i 654 lavoratori. Ma anche per i cittadini calabresi.
La Calabria soffre per l'organizzazione sanitaria. L'accesso al fascicolo sanitario è cruciale. È il punto di partenza per la storia clinica. E per l'accesso alle cure.
Cobas: «Basta silenzi, vogliamo futuro»
I Cobas, e i lavoratori stessi, evidenziano problemi da mesi. C'è una flessibilità molto spinta. Ci sono continue richieste di ferie forzate. Sostengono da tempo che il progetto è valido.
Senza una supervisione efficace, senza un piano di sviluppo. Che metta al centro i lavoratori. L'intento del finanziamento era proprio questo. Senza queste condizioni, il progetto non avrà prospettive. È destinato a fallire.
Invece di fare un passo avanti, si è tornati indietro. Si è tornati ai tempi di Abramo. Cassa integrazione, stipendi già bassi ridotti. Nessuna prospettiva futura.
I lavoratori ritengono urgente un dialogo. Hanno inviato PEC e messaggi. Hanno chiesto un incontro. Ma non hanno ancora ricevuto risposta. Vogliono parlare con il presidente Occhiuto. E con l'assessore al lavoro Calabrese.
Ritengono sia un loro diritto essere ricevuti. Ascoltati in un confronto costruttivo. Per uscire da questa crisi. Che impatta le famiglie calabresi. Non intendono arrendersi. Vogliono rivendicare il diritto a vivere dignitosamente. Nella loro terra.
Richieste di trasparenza all'azienda e alla Regione
Vogliono capire se la Regione considera la digitalizzazione un progetto su cui puntare. Se c'è la volontà di strutturarlo. E costruire futuro.
Si chiedono se i dipendenti Konecta, ex Abramo, possano essere parte integrante. Di un servizio utile alla comunità calabrese. Per la professionalità dimostrata.
Oppure se siano stati sfruttati per pura propaganda. Vogliono capire da Konecta. Qual è il piano di rilancio industriale. Perché non è stato avviato prima.
Come sindacato e lavoratori, non vedono futuro con questa azienda. È finito il tempo delle chiacchiere. È finito il tempo delle attese.
I lavoratori vogliono essere coinvolti direttamente. Sono stanchi di speculazioni e sfruttamento. C'è troppo silenzio sulla loro vicenda. Si chiedono il perché.
Non intendono restare zitti. Non permetteranno indifferenza. Parleranno ogni giorno su tutti i canali. Rinnovano la richiesta d'incontro. Nessuno è rassegnato. Difenderanno il loro lavoro. Il loro futuro. E il diritto a restare.