L'Emilia-Romagna ha visto la scomparsa di oltre 8.000 piccoli negozi tra il 2015 e il 2025, un dato preoccupante. Nonostante ciò, l'occupazione nel settore è aumentata grazie alla crescita della ristorazione.
Calo dei piccoli esercizi commerciali in regione
La situazione della desertificazione commerciale in Emilia-Romagna non presenta differenze rispetto al resto del paese. Nel decennio compreso tra il 2015 e il 2025, la regione ha registrato la chiusura di 8.019 attività commerciali di vicinato. Questo dato si traduce in una contrazione della rete distributiva locale pari al -9,5%. Tale percentuale supera la media nazionale, che si attesta a un -6,7% nello stesso periodo.
Queste informazioni provengono dal primo Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, elaborato da Nomisma e presentato a Bologna. Nonostante l'abbassamento delle serrande per molti negozi, il settore nel suo complesso mostra una certa tenuta sul fronte occupazionale. Ciò è dovuto in gran parte alla crescita del comparto della ristorazione, un trend in linea con quanto osservato a livello nazionale.
Tra il 2015 e il 2025, gli addetti nel commercio locale emiliano-romagnolo sono aumentati del 16,8%. L'anno scorso, il numero totale di addetti nel commercio locale ha raggiunto la cifra di 218 mila unità. Questo dato evidenzia come, nonostante la diminuzione del numero di esercizi, la forza lavoro impiegata sia cresciuta, suggerendo un aumento della produttività o una concentrazione in attività più grandi o diversificate.
Le città medie soffrono maggiormente la crisi
Analizzando la situazione specifica di Bologna, nello stesso arco temporale considerato, il bilancio delle unità locali attive risulta negativo per 1.482 esercizi, con una flessione dell'-8,3%. Secondo Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma, la città di Bologna soffre meno rispetto ad altre realtà. Egli sottolinea che «la vetrina viene sostituita con rapidità».
Tuttavia, Capobianco solleva un interrogativo importante per i decisori politici: «Questo interroga il decisore pubblico sulla qualità del servizio». La sua analisi indica che la sofferenza maggiore si sta ora spostando verso le città di medie dimensioni. Mentre le aree montane e collinari hanno già dovuto fare i conti con la desertificazione commerciale, con comuni ormai privi di qualsiasi esercizio, i centri urbani intermedi rappresentano la fascia più fragile del tessuto commerciale.
Tra le province emiliano-romagnole, Ferrara registra il calo più significativo in termini percentuali, con una diminuzione del -15,8% dei negozi di vicinato. A seguire si posiziona Ravenna, con un calo del -13,1%. La provincia che dimostra maggiore resilienza a questa tendenza è Rimini, che ha visto una flessione più contenuta, pari al -5,9%.
Ristorazione e cura della persona trainano l'occupazione
Francesco Capobianco ribadisce che la crescita del settore della ristorazione è fortemente trainata dal boom turistico. Allo stesso modo, il comparto edilizio beneficia degli incentivi fiscali, mentre la cura della persona risponde ai nuovi trend emersi dopo la pandemia. Questi settori continuano a generare occupazione e a sostenere l'economia locale.
Al contrario, il comparto tessile e dell'abbigliamento si conferma come il più critico, mostrando segni di sofferenza persistente. Questo settore deve affrontare sfide legate ai cambiamenti nelle abitudini di consumo e alla concorrenza globale.
Il mercato immobiliare locale riflette questa instabilità, evidenziando una crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali. In tutta la regione, i prezzi di compravendita degli immobili hanno subito un calo generalizzato. A Parma si è registrato un crollo del -23,2%, mentre a Bologna la flessione è stata del -13,9%. Parallelamente, i canoni di affitto hanno mostrato una tendenza all'aumento, con Piacenza che registra il dato più elevato, con un incremento del +31,7%.
Concludendo la sua analisi su Bologna, Capobianco osserva che in quasi tutta Italia il rendimento degli immobili in periferia è inferiore, a causa del rischio di chiusura delle attività commerciali. A Bologna, invece, si assiste a un'inversione di tendenza: la periferia acquista valore rispetto al centro. Questo fenomeno sottolinea l'importanza sociale e il ruolo di presidio di sicurezza che il negozio di vicinato garantisce in questi contesti urbani, un valore che va oltre il mero aspetto economico.