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Tre medici ortopedici di Perugia sono stati condannati a risarcire l'Azienda Ospedaliera Santa Maria. La decisione della Corte dei Conti riguarda una grave infezione contratta da un paziente dopo un intervento di artroprotesi nel 2007. L'ospedale aveva già risarcito il paziente, e ora recupera parte delle somme dai sanitari ritenuti responsabili.

Sentenza Corte dei Conti su malasanità a Perugia

La Corte dei Conti ha emesso una sentenza importante a Perugia. Tre professionisti sanitari dovranno versare un risarcimento all'Azienda Ospedaliera Santa Maria. La somma totale ammonta a 32.361,44 euro. Questo importo copre parte dei danni subiti dall'ente ospedaliero.

Il caso risale al 2007. Un paziente fu sottoposto a un intervento di artroprotesi. Purtroppo, contrasse un'infezione durante la degenza. Le cure successive non furono considerate adeguate. La situazione clinica del paziente si aggravò notevolmente.

Infezione post-operatoria e cure inadeguate

Nei sette mesi seguenti al primo intervento, l'uomo dovette affrontare sette procedure chirurgiche. Queste operazioni servivano a pulire la ferita infetta. Il percorso terapeutico incluse quattro ricoveri successivi al primo. La gravità della situazione richiese interventi multipli.

Nel 2016, l'Azienda Ospedaliera fu citata in giudizio dal paziente. La vicenda si concluse con un accordo transattivo. L'ospedale versò al paziente la somma di 100 mila euro. Questo accordo mirava a chiudere la vertenza civile.

Azione di recupero danni contro i medici

Successivamente, la procura regionale della Corte dei Conti avviò un'azione di recupero. L'obiettivo era recuperare dall'ospedale le somme pagate al paziente. Il danno erariale fu quantificato in 63.453,81 euro. Questa cifra includeva anche le spese legali sostenute.

La somma da recuperare fu già ridotta del 20 percento. Questa riduzione era dovuta alla quota imputabile a un medico deceduto nel frattempo. La procura aveva inizialmente chiamato in causa cinque medici. Questi professionisti erano stati coinvolti nella gestione clinica del paziente. In totale, otto medici avevano seguito il caso.

Rito abbreviato e giudizio ordinario

Uno dei medici coinvolti scelse il rito abbreviato. Il suo legale, Valerio Provaroni, spiegò la scelta. Il suo assistito contestava gli addebiti. Tuttavia, optò per il rito abbreviato per ragioni di celerità ed economia processuale. La Procura acconsentì a questa richiesta.

Il giudizio ordinario proseguì per gli altri quattro sanitari. La Corte dei Conti ha ritenuto responsabili tre medici. Un quarto professionista è stato invece assolto.

Responsabilità individuali e risarcimenti

Il chirurgo che eseguì l'intervento iniziale fu condannato a pagare 9.518,07 euro. La sua responsabilità fu legata alla mancata disposizione di accertamenti adeguati. Fu inoltre criticato per il mancato monitoraggio del decorso post-operatorio. La sua negligenza avrebbe contribuito all'insorgere dell'infezione.

Un secondo medico, che aveva dimesso il paziente durante il secondo ricovero, fu condannato a 5.710,84 euro. La sua colpa fu di non aver prescritto antibiotici né esami microbiologici. Questa omissione si rivelò cruciale per la gestione dell'infezione.

Il primario del reparto ricevette la condanna più elevata: 17.132,53 euro. Gli furono imputate carenze nella vigilanza. Inoltre, non predispose una terapia antibiotica adeguata in una fase critica. La sua supervisione non fu sufficiente a prevenire il peggioramento.

Assoluzione e profili giuridici della sentenza

Il quarto medico fu assolto. Durante il quarto ricovero, aveva prescritto una terapia antibiotica efficace. Nonostante la sua prescrizione non fosse presente nella lettera di dimissione firmata da un altro collega, il suo operato fu ritenuto corretto.

La sentenza della Corte dei Conti presenta anche aspetti giuridici innovativi. I giudici hanno considerato il ruolo del medico che ha scelto il rito abbreviato. Questo, pur senza pronunciarsi direttamente sulla sua posizione, ha influenzato la ripartizione delle responsabilità.

Si tratta della prima decisione della Sezione che applica la riforma introdotta dalla legge numero 1 del 2026. Il Collegio ha escluso l'applicabilità della nuova nozione di "colpa grave" alla responsabilità medica. Ha inoltre chiarito che il limite del 30 percento del danno accertato è un tetto massimo, non un criterio di calcolo automatico. Lo stesso vale per il limite del doppio della retribuzione.

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