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Un innovativo progetto vitivinicolo a Mantova mira a unire le aree collinari e pianeggianti della provincia attraverso la produzione di spumanti metodo classico. L'iniziativa coinvolge studenti e cantine per esplorare nuovi mercati e fasce di prezzo.

Spuma Lab: unione tra colli e pianura mantovana

È stato presentato il progetto denominato “Spuma Lab”. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di creare un ponte tra i produttori vinicoli delle zone collinari e quelli della pianura mantovana. L'idea centrale è la produzione di uno spumante di alta qualità. Questo vino utilizzerà il metodo classico, noto anche come Champenoise. La produzione impiegherà uve provenienti da vitigni lambrusco e chardonnay. L'obiettivo è valorizzare entrambe le aree del territorio provinciale. Si punta anche a esplorare nuove opportunità commerciali.

Il progetto è promosso dal Consorzio Vini Mantovani. Questo ente riunisce ben 22 aziende vitivinicole. Le aziende coprono una superficie vitata di oltre 1.700 ettari. L'intento è quello di creare un legame più forte tra le diverse anime produttive della provincia. Si vuole anche stimolare l'innovazione nel settore. La collaborazione mira a definire nuove fasce di prezzo per i prodotti. Questo potrebbe rilanciare la competitività del lambrusco.

Coinvolgimento di studenti e cantine nel progetto

Un aspetto distintivo di “Spuma Lab” è il coinvolgimento diretto degli istituti scolastici. In particolare, l'istituto agrario Strozzi partecipa attivamente. La sua sede distaccata di Bigattera dispone di attrezzature per la micro-vinificazione. Questo permette agli studenti e agli insegnanti di partecipare concretamente al processo produttivo. L'idea è di creare un ambiente di apprendimento pratico. Gli studenti potranno acquisire competenze preziose. Potranno lavorare fianco a fianco con i professionisti del settore.

Il coinvolgimento degli studenti è visto come un investimento per il futuro. Permette di formare nuove figure professionali. Queste figure potranno contribuire allo sviluppo del settore vitivinicolo locale. La collaborazione tra scuola e imprese è fondamentale. Crea un circolo virtuoso di innovazione e crescita. Il progetto vuole dimostrare come la sinergia possa portare a risultati concreti.

Obiettivi e prospettive per il futuro del vino mantovano

Il presidente del Consorzio Vini Mantovani, Gian Andrea Virgili, ha sottolineato l'importanza del progetto. «Il lambrusco ha bisogno di nuovi mercati», ha affermato. «E di una diversa valorizzazione del prodotto». Ha citato l'esempio della Francia. Lì la blanquette occupa una nicchia di mercato. Questa nicchia altrimenti rimarrebbe scoperta. Virgili ritiene che questa possa essere la strada giusta anche per il vino mantovano. L'obiettivo è ampliare la gamma di prodotti. Si punta a raggiungere consumatori diversi.

Il progetto “Spuma Lab” si inserisce in una tendenza crescente. Sempre più cantine, sia nelle zone collinari che in quelle del lambrusco, sperimentano il metodo classico. La vinificazione in bianco di uve a bacca rossa o la produzione di rosé sono pratiche in aumento. Le bollicine, specialmente quelle raffinate, godono di grande popolarità. Il metodo classico rappresenta un'opportunità. Può aiutare a superare la crisi di alcuni vitigni. Alcuni produttori stanno infatti estirpando viti non più remunerative.

Nuovi mercati e promozione del territorio

Oltre al progetto “Spuma Lab”, il Consorzio Vini Mantovani sta lavorando per espandere la propria presenza sui mercati internazionali. Sono in programma nuove missioni commerciali. Una delle prossime destinazioni sarà il Brasile. Seguiranno poi visite in Cina e in Africa. L'obiettivo è promuovere i vini mantovani a livello globale. Si punta a rafforzare l'export. Questo è visto come un motore di crescita fondamentale per le aziende.

Per quanto riguarda il mercato interno, il Consorzio chiede supporto ai ristoratori. Virgili suggerisce di informare correttamente i consumatori. Ad esempio, riguardo ai limiti di consumo alcolico. «Un uomo, tre bicchieri li può bere, senza rischiare di essere fuori legge», ha spiegato. Questo tipo di informazione può contribuire a un consumo più consapevole. Aiuta anche a sfatare alcuni miti sul vino.

Innovazione e valorizzazione dei vitigni autoctoni

Anche le cantine della zona collinare stanno lavorando a nuovi progetti. Andrea Gozzi, produttore a Monzambano, e Chiara Tuliozi di Cantina Ricchi, stanno sviluppando un nuovo modello di produzione. Stanno lavorando con altre cantine e con il patrocinio del consorzio Colli Mantovani. Gozzi ha indicato il 2026 come anno di lancio per la Rondinella e la Garganega. Questi sono vitigni autoctoni che meritano di essere valorizzati. Sono descritti come freschi, leggeri ed estivi. L'obiettivo è promuovere la biodiversità vitivinicola del territorio.

Nonostante le sfide globali, come dazi e crisi geopolitiche, i mercati esteri mostrano crescita. Gli Stati Uniti e il Brasile sono tra i mercati più promettenti. Anche la Cantina Bertagna registra un forte incremento dell'export. Il 45% del suo fatturato proviene dall'estero. L'azienda ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Il suo Montevolpe Rosso ha recentemente vinto due medaglie d'oro a Lione e Berlino. Questi successi dimostrano la qualità dei vini mantovani.

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