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La madre di Geraldine, vittima di femminicidio a Macherio, condivide il suo straziante dolore e la sua forza per proteggere i nipoti. La battaglia contro la violenza e la burocrazia continua.

Il peso di una promessa a Macherio

Juana, a 54 anni, si ritrova ad essere madre per la seconda volta. Deve trovare la forza per andare avanti, sostenuta da una promessa fatta alla figlia Geraldine Yana Sanchez Nuňez. Quest'ultima è stata uccisa a soli 34 anni dal suo ex marito in una caserma abbandonata a Macherio, in Brianza. La madre descrive il suo dolore come un'assenza costante, una finzione di viaggio per non crollare. La sua priorità ora sono i nipoti, da proteggere a tutti i costi.

La notte dell'omicidio, Juana capì subito cosa fare. Doveva prendersi cura dei suoi nipoti. Le lacrime, prima trattenute, ora trovano spazio. La donna peruviana aveva già subito violenze dal padre dei suoi figli. Aveva denunciato l'uomo in Perù, prima di fuggire in Italia. Per lei, questo Paese doveva essere la salvezza. Ma la vita le ha negato il tempo di rialzarsi.

La fuga dal Perù e la tragedia in Brianza

Geraldine aveva venduto la sua casa in Sudamerica. Per ottenere il permesso di portare i figli in Italia, ha diviso a metà i proventi con il marito. I soldi in cambio della libertà. Lavorava come badante, anche dieci ore al giorno, per 8 euro all'ora. Era una donna forte, capace di arrangiarsi e stava ritrovando un po' di felicità. Ma dopo soli cinque mesi, l'ex marito l'ha ritrovata.

L'uomo ha manipolato il figlio minore. Gli ha chiesto informazioni sulla loro abitazione e sulla scuola. Un giorno di pioggia, si è presentato fuori casa. Geraldine ha inviato un messaggio a Juana all'alba: «È qui». La famiglia era impreparata e spaventata. L'uomo se n'è andato, ma continuava a perseguitare Geraldine, facendo avanti e indietro.

L'orrore nella caserma abbandonata

I figli di Geraldine, di 17 e 14 anni, hanno chiamato la nonna quella sera. «Mamita, mamma non è rientrata, abbiamo paura», dissero. Il timore era già presente a causa delle violenze subite dalla madre. Quando i nipoti hanno avvisato Juana che Geraldine non era a casa, ha avuto un brutto presentimento. Non c'erano autobus, e il suo datore di lavoro l'ha accompagnata da loro.

Il figlio maggiore ha visto una foto sullo stato WhatsApp della madre. Era una foto del padre, con la scritta «Verdadero amor». Hanno chiamato le forze dell'ordine. Non potevano aspettare. Sono andati a cercare Geraldine. Hanno raggiunto un casolare abbandonato. Hanno visto una figura uscire dal buio: era lui. Il nipote maggiore lo ha fermato, urlando: «Cosa hai fatto alla mamma?». Il più piccolo è entrato e, con la luce di una torcia, ha visto Geraldine a terra, già senza vita.

Il presente e le sfide future

L'uomo è ora in carcere. Le accuse sono omicidio volontario aggravato e stalking. Rischia l'ergastolo. I figli orfani sono affidati al Comune di Macherio. Sono seguiti dagli psicologi di Cerchi D’acqua. Il più piccolo soffre di flashback continui, ferite indelebili. La famiglia vive in un monolocale. Juana lavora solo nei fine settimana e fatica ad andare avanti.

Dopo nove mesi, non hanno ancora ricevuto alcun sostegno economico per gli orfani di femminicidio. «È la burocrazia», afferma Juana. Sono state le persone e le associazioni ad aiutarli. La scuola dei ragazzi ha organizzato una colletta per i funerali. Questa è la scia dei femminicidi: orfani invisibili e una madre che combatte con un lutto impossibile. «Mia figlia mi manca tutti i giorni», confida Juana. Era anche un'amica, una confidente. Le manca persino ridere insieme. Il «vero amore» non tornerà. Juana va avanti perché sa che per i ragazzi è ancora più difficile. Non vogliono più vedere il padre; per loro, è morto. Quella notte hanno perso entrambi i genitori.

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