Gino Paoli visse un periodo di riflessione a Levanto nel 1968, gestendo il Casinò locale. Durante questi anni, il locale divenne un punto d'incontro per i maggiori artisti italiani, segnando un'epoca di fermento culturale e mondano.
Gino Paoli gestisce il Casinò di Levanto
Nel 1968, il celebre cantautore Gino Paoli scelse un periodo di pausa dalla sua carriera musicale. La sua decisione lo portò a Levanto, dove assunse la gestione del locale Casinò. Questo periodo, durato circa tre anni, segnò un momento di transizione per l'artista.
Paoli stesso descrisse questa fase come un ritiro volontario. Affermò di non voler affrontare le tematiche politiche dell'epoca, sentendo che la sua musica già esprimeva un suo punto di vista. Si dedicò quindi alla gestione di un'attività sulla spiaggia. Il locale comprendeva un bar, una sala da ballo e una pizzeria.
Levanto: un palcoscenico per la musica italiana
Gli anni compresi tra il 1968 e il 1970 trasformarono il Casinò di Levanto in un vero e proprio centro nevralgico per la musica italiana. Numerosi artisti di spicco si esibirono nella località ligure.
Tra i nomi che calcò il palco del Casinò figurano l'Equipe 84, i Camaleonti, Ricky Gianco, Dino, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Anche Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Cochi e Renato e i Ribelli furono tra gli ospiti musicali.
Un evento particolarmente memorabile fu il concerto di Mina. La cantante si esibì in una piscina svuotata per l'occasione. Era accompagnata dal suo manager, Elio Gigante. Nel 1970, fu la volta di Lucio Battisti, che si presentò con la sua Formula 3.
Ricordi di un'epoca d'oro
Gabriele Lorenzi, tastierista della Formula 3, ha condiviso un ricordo di quel periodo. Ha descritto un concerto di Lucio Battisti a Levanto nell'estate del 1970. Il locale, di proprietà di Gino Paoli, era molto piccolo.
Lorenzi ha menzionato che, nonostante il costo elevato dei biglietti, solo trenta persone riuscirono ad entrare. All'esterno, circa quindicimila fan non poterono assistere all'evento. Ha anche ricordato un giovane spettatore fisso, Stefano Nosei.
La scaletta dei concerti del 1970 includeva brani come «Il tempo di morire» e «La mia canzone per Maria». Venivano eseguite quasi tutte le canzoni pubblicate fino a quel momento. Tra queste: «Dieci ragazze», «Io vivrò», «Acqua azzurra, acqua chiara», «Mi ritorni in mente», «7 e 40», «Balla Linda», «Un’avventura» e «Non è Francesca». Non vennero eseguite le canzoni che sarebbero uscite dopo l'estate, come «Anna» ed «Emozioni». Il brano più recente era «Fiori rosa, fiori di pesco».
Relazioni e vita privata
Battisti e Mina richiesero a Paoli il cachet completo. Gli altri artisti, invece, si mostrarono più flessibili.
Anche Ornella Vanoni si esibì a Levanto. La cantante era legata sentimentalmente a Gino Paoli. Un settimanale dell'epoca, «Grand Hotel», pubblicò un disegno che la ritraeva mentre veniva schiaffeggiata dal marito per gelosia. L'episodio sarebbe avvenuto sulla terrazza dell'Hotel Excelsior, dove lei alloggiava. Gino Paoli, in quel periodo, aveva preso in affitto una casa proprio di fronte.
Durante i suoi tre anni a Levanto, Gino Paoli attraversò un periodo difficile, facendo uso di droghe. Ricordò questa fase nel suo libro «Paoli». Nonostante ciò, era circondato da ammiratrici. Per questo motivo, si fece arredare un pied-à-terre nella torretta del Casinò.
L'artista era anche generoso con chi lo circondava. Molti approfittavano della sua disponibilità per ottenere bevande, pasti e persino denaro. L'intero paese e i suoi ospiti frequentavano il Casinò. La vita a Levanto era animata dalla presenza di celebrità e da un generale benessere, che faceva passare in secondo piano le agitazioni del Sessantotto.