La maggioranza abbandona l'aula del consiglio comunale di Legnano, interrompendo i lavori. Al centro della polemica, l'assunzione della figlia del presidente del consiglio, Umberto Silvestri, definita dalle opposizioni "parentopoli".
Caos in aula per presunta "parentopoli"
La seduta del consiglio comunale di Legnano, tenutasi mercoledì 8 aprile, è terminata in modo burrascoso. Sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza hanno deciso di lasciare l'aula. Questo gesto ha causato la perdita del numero legale, bloccando ogni attività. L'episodio si inserisce in un acceso scontro politico. Le opposizioni parlano apertamente di "parentopoli".
L'innesco immediato della discussione è stato un'interrogazione presentata dalla Lega. L'argomento riguardava la potenziale rimozione di due cedri deodora. Questi alberi si trovano tra via Moscova e via Santa Teresa. Durante il dibattito, la consigliera Daniela Laffusa ha sollevato dubbi. Ha menzionato presunte pressioni interne alla maggioranza. Queste pressioni riguardavano la scelta dei nuovi alberi da piantare. Il confronto è rapidamente degenerato.
Opposizioni denunciano "messinscena"
Secondo le forze di opposizione, tuttavia, la questione degli alberi nasconde un motivo ben più serio. Ritengono che l'abbandono dell'aula sia servito a evitare un confronto su altre interrogazioni. Tra queste, spicca quella relativa all'assunzione della figlia del presidente del consiglio comunale, Umberto Silvestri. La consigliera Carolina Toia ha espresso con forza questa convinzione. Ha definito l'accaduto una "messinscena orchestrata".
«L'abbandono dell'aula da parte della maggioranza e la chiusura anticipata della seduta avevano un unico obiettivo», ha dichiarato Toia. «Impedire la discussione delle interrogazioni sull’assunzione della figlia del presidente». La consigliera ha criticato questo comportamento. Lo ha definito «autoritario e senza precedenti». Ha aggiunto che le istituzioni sono state «sequestrate per scopi personali». Toia ha anche lamentato di non aver potuto intervenire dopo l'uscita della maggioranza. La mancanza del numero legale ha impedito il suo discorso.
Seduta annullata: "congelata la democrazia"
La situazione si è ulteriormente complicata. L'opposizione denuncia la decisione di annullare la seduta già fissata per il 14 aprile. Questa era l'ultima sessione prima della fine del mandato amministrativo. «Si è scelto di congelare la democrazia per guadagnare tempo», ha attaccato Toia. Ha espresso la speranza che la fine del mandato possa far svanire i dubbi. Questi dubbi riguardano un'assunzione che solleva «enormi interrogativi».
La consigliera ha sottolineato la gravità della situazione. L'opposizione vede in queste azioni un tentativo di eludere responsabilità. La fine del mandato potrebbe essere vista come un modo per chiudere la questione senza un dibattito approfondito. Questo scenario alimenta ulteriormente le tensioni politiche in città.
La replica della maggioranza: "esasperazione per i toni"
Dalla maggioranza, invece, la decisione di abbandonare l'aula viene giustificata in altro modo. La motivazione principale sarebbe l'esasperazione per i toni utilizzati dalle opposizioni. Il sindaco Lorenzo Radice ha parlato di «offese continue». Ha anche denunciato attacchi alla professionalità dei dipendenti comunali. «Siamo stufi. A questo gioco non ci stiamo più», ha affermato Radice.
Si delineano dunque due letture completamente opposte degli eventi. Da una parte, la maggioranza che rivendica una protesta legittima contro un clima ritenuto inaccettabile. Dall'altra, le opposizioni che accusano di una vera e propria fuga dal confronto. Il confronto politico è su un tema considerato esplosivo. Nel mezzo, un consiglio comunale che si conclude tra accuse reciproche. Le tensioni rimangono altissime. La città di Legnano si avvicina alle elezioni di maggio. Un nuovo caso è destinato a influenzare il dibattito politico locale.