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La Procura di Gela ha iscritto 13 persone nel registro degli indagati per la devastante frana di Niscemi. Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana, accusati di disastro colposo e danneggiamento.

Indagini sulla frana di Niscemi

La Procura di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento. L'inchiesta riguarda la frana che ha colpito Niscemi il 25 gennaio. L'evento franoso ha causato ingenti danni. Case e veicoli sono stati trascinati a valle. Molti edifici sono rimasti pericolosamente sospesi. Circa 1500 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni.

Il procuratore Salvatore Vella ha annunciato la svolta. Le indagini hanno portato all'iscrizione di 13 persone nel registro degli indagati. Questo numero potrebbe aumentare nelle prossime fasi dell'inchiesta. La situazione a Niscemi rimane critica dopo l'evento.

Le tre fasi dell'inchiesta giudiziaria

L'indagine della Procura di Gela si articola in tre direzioni principali. La prima fase si concentra sulla mancata realizzazione di opere di mitigazione. Queste opere erano state previste dopo il primo grande smottamento del 1997. L'obiettivo era prevenire o limitare i danni di futuri eventi. Non sono stati mantenuti nemmeno i sistemi di monitoraggio. Questi sistemi servivano a garantire la sicurezza dei residenti.

Nel 1999 fu firmato un contratto d'appalto. L'importo era di 12 milioni di euro. L'obiettivo era realizzare gli interventi necessari. Tuttavia, i lavori non sono mai iniziati. Il contratto con l'associazione temporanea d'imprese (Ati) fu risolto nel 2010. Per questa prima parte dell'indagine, ci sono 13 indagati.

Cause e responsabilità della frana

La seconda fase dell'inchiesta verterà sui mancati interventi. Questi riguardano la raccolta e la gestione delle acque piovane e reflue. Fin da subito, questi sistemi sono stati identificati come causa scatenante del fronte franoso. La terza fase si concentrerà sulla zona rossa. Si esamineranno le aree colpite dalla frana del 1997. Verranno analizzate anche le zone vicine al ciglio franoso. Queste erano già state classificate ad altissimo rischio. Una relazione della Presidenza del Consiglio lo aveva già evidenziato.

Gli accertamenti si concentreranno sui mancati sgomberi e demolizioni. Saranno valutati anche il blocco di nuove costruzioni. Si indagherà sulle autorizzazioni di opere che non avrebbero dovuto essere realizzate. Per queste ultime due fasi, il lavoro dei magistrati è appena iniziato. L'elenco degli indagati è quindi destinato ad allungarsi.

Gli indagati e le loro posizioni

Tra gli indagati per la frana di Niscemi figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana. Si tratta di Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci (attuale ministro per la Protezione civile) e Renato Schifani. Sono indagati anche ex capi della Protezione civile regionale. Tra questi Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l'attuale capo Salvo Cocina.

Sono coinvolti anche il direttore regionale Vincenzo Falgares e il direttore regionale Salvo Lizio. Completano l'elenco Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano. Infine, è indagato il responsabile dell'Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio. La gravità dei fatti richiede un'indagine approfondita.

Domande e Risposte

Cosa è successo a Niscemi?
A Niscemi si è verificata una grave frana il 25 gennaio, che ha devastato il territorio, danneggiato abitazioni e costretto circa 1500 persone a sfollare.

Chi sono gli indagati per la frana di Niscemi?
Sono 13 le persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana (Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci, Renato Schifani), ex e attuali dirigenti della Protezione civile regionale e il responsabile dell'Ati incaricata dei lavori di mitigazione.

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