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Nuovi studi riscrivono la cronologia dei soggiorni di Dante Alighieri a Verona, offrendo prospettive inedite sui suoi legami con la città e gli Scaligeri.

I soggiorni veronesi di Dante Alighieri

Le visite di Dante Alighieri a Verona sono state oggetto di dibattito tra gli studiosi. Ricerche recenti, in occasione del settimo centenario dalla morte del poeta, propongono nuove interpretazioni delle date e delle motivazioni dei suoi soggiorni. Non esistono documenti certi che definiscano con precisione questi periodi. Le informazioni disponibili provengono principalmente dalle opere di Dante stesso, che richiedono un'attenta interpretazione.

Comprendere la frequenza e le ragioni di questi viaggi è fondamentale. Permette di illuminare la personalità del poeta. Offre anche una chiave di lettura del suo rapporto con la famiglia Scaligera e con la città di Verona. La signoria scaligera vide succedersi figure come Mastino I, Alberto I e poi Bartolomeo della Scala. Quest'ultimo governò fino al marzo 1304. A lui succedette Alboino, e poi Cangrande, che divenne l'unico signore di Verona dal 1312.

Il primo periodo veronese di Dante

Il primo arrivo di Dante a Verona è avvolto nel mistero. Gli studiosi si basano su indizi testuali, come i versi del XVII canto del Paradiso. Questi versi suggeriscono un rifugio presso il «gran Lombardo», identificato con Bartolomeo della Scala. Il suo stemma riportava l'aquila imperiale, legata al matrimonio con Costanza, nipote di Federico II.

Un passaggio cruciale recita: «E quel che più ti graverà le spalle, /sarà la compagnia malvagia e scempia /con la qual tu cadrai in questa valle». Questo suggerisce un'esperienza negativa con un gruppo politico. Le biografie tradizionali collegano questo evento alla battaglia della Lastra. Questa battaglia vide i guelfi Bianchi, fazione di Dante, sconfitti nel tentativo di rientrare a Firenze. La battaglia si svolse il 20 luglio 1304.

Tuttavia, il professor Paolo Pellegrini, docente di filologia italiana all'Università di Verona, ha evidenziato un'incongruenza. Bartolomeo della Scala morì il 7 marzo 1304, mesi prima della battaglia. Questo rende l'ipotesi tradizionale errata. Altri studiosi ipotizzano una missione diplomatica di Dante per conto dei guelfi Bianchi presso Bartolomeo. La missione non avrebbe avuto successo, ma il poeta sarebbe rimasto in città per diversi mesi.

Il professor Pellegrini ha proposto una nuova ricostruzione. Dante giunse a Verona già alla fine del 1302. Era in missione diplomatica per conto dei guelfi Bianchi e di Scarpetta Ordelaffi, signore di Forlì. L'obiettivo era ottenere l'appoggio di Bartolomeo della Scala per una guerra contro Firenze. Il signore veronese avrebbe inizialmente acconsentito, posticipando l'intervento all'estate. Successivamente, però, si sarebbe ritirato.

Dante, convinto i suoi alleati ad attendere, fu poi accusato di tradimento quando gli aiuti promessi non arrivarono. Questo lo portò ad abbandonare i Bianchi e l'idea di un rientro armato a Firenze.

Il secondo soggiorno veronese

Nella primavera del 1303, tra maggio e giugno, Dante sarebbe tornato a Verona. Questa volta, si stabilì come esule politico alla corte di Bartolomeo della Scala. Questo periodo potrebbe essere associato alla sua opera giovanile «Vita nova», suggerendo una fase di rinnovamento personale.

La battaglia citata nei versi del Paradiso non sarebbe quindi quella della Lastra, ma quella avvenuta il 12 marzo 1303 al Castello di Pulicciano. Questa battaglia faceva parte delle guerre mugellane dei guelfi Bianchi contro Firenze. Dante, tuttavia, non vi partecipò direttamente.

Questa nuova interpretazione si basa su antichi commenti alla Commedia, come quello dell'Ottimo, e su scritti dello storico forlivese Biondo Flavio. Dante sarebbe rimasto a Verona fino al marzo 1304, per un periodo di circa 10-11 mesi.

Cosa trovò Dante a Verona?

È importante ricordare la condizione di fuggiasco di Dante. A Verona esisteva una significativa comunità di fiorentini. Molti erano legati alle famiglie Uberti, Ubriachi ed Ervari, storicamente ghibelline. Nonostante le differenze politiche, questi gruppi erano uniti dall'avversione al papato e ai guelfi Neri. È probabile che Dante abbia frequentato questi ambienti.

La città ospitava anche numerosi fiorentini coinvolti nel commercio della lana e nel prestito di denaro. Dante potrebbe aver avuto contatti con loro, sebbene non fosse un ambiente che prediligesse.

Diversi biografi collegano la permanenza veronese di Dante alla Biblioteca Capitolare. Qui avrebbe incontrato Giovanni Mansionario, figura di spicco della biblioteca. Inoltre, nel «De vulgari eloquentia», Dante cita autori i cui testi erano conservati alla Capitolare, come Livio, Plinio, Orosio e Frontino.

La professoressa Mariaclara Rossi, docente presso l'Università di Verona, ha studiato la vita religiosa veronese all'epoca di Dante. Ha ipotizzato che il poeta frequentasse le ricche biblioteche degli ordini religiosi. Tra queste, quelle dei Domenicani a Santa Anastasia, dei Francescani a San Fermo e degli Agostiniani a Sant'Eufemia. Presso quest'ultimo ordine, Dante potrebbe essere stato ospite all'inizio del suo soggiorno.

Perché Dante lasciò Verona nel marzo 1304?

Due motivi principali spiegano la partenza di Dante da Verona nel marzo 1304. Il primo è la morte di Bartolomeo della Scala, avvenuta il 7 marzo. Il secondo, e forse più influente, è l'arrivo a Firenze, pochi giorni prima (il 2 marzo), del cardinale Niccolò da Prato. Il cardinale era giunto come paciere tra guelfi Bianchi e Neri. Dante gli aveva indirizzato la sua prima epistola per conto dei guelfi Bianchi.

Le nuove ricerche suggeriscono che la partenza di Dante da Verona fu legata a questi eventi politici. La fine della signoria di Bartolomeo e il tentativo di pacificazione a Firenze crearono un nuovo scenario. Questo spinse il poeta a cercare nuove strategie per il suo futuro politico e personale.

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