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Una foto scattata nel 2019 a Milano riaccende il dibattito politico. Ritrae Giorgia Meloni con Gioacchino Amico, figura chiave nel processo Hydra e presunto referente locale del clan Senese. L'episodio solleva interrogativi sui legami tra criminalità organizzata e politica.

Gioacchino Amico: il collaboratore di giustizia

La figura di Gioacchino Amico è emersa prepotentemente nelle cronache milanesi. Attualmente collaboratore di giustizia, Amico è considerato un elemento cruciale nell'inchiesta Hydra. Questa indagine ha svelato presunte alleanze tra diverse organizzazioni mafiose operanti in Lombardia. Il processo vede coinvolti 45 imputati, accusati di aver formato un'alleanza tra Camorra, 'Ndrangheta e Cosa Nostra.

Amico, nato a Canicattì nel 1986, sarebbe stato a capo del cosiddetto “gruppo Senese” in Lombardia. Questa fazione è collegata all'omonima famiglia camorrista attiva a Roma, guidata da Michele Senese. L'arresto di Amico è avvenuto nel 2023. Le accuse a suo carico includono riciclaggio, traffico di stupefacenti e detenzione illegale di armi.

La foto con Giorgia Meloni e le polemiche

Una fotografia scattata il 2 febbraio 2019 all'Hotel Marriot di Milano ha innescato una forte polemica. Lo scatto, diffuso dalla trasmissione Report, ritrae Giorgia Meloni, allora leader di Fratelli d'Italia, insieme a Gioacchino Amico. La presenza di Amico, indicato dagli inquirenti come referente lombardo del clan Senese, accanto alla premier ha sollevato interrogativi.

La trasmissione Report ha inoltre riportato testimonianze secondo cui Amico avrebbe ottenuto un pass per accedere alla Camera dei Deputati. Questa circostanza è stata smentita ufficialmente da Montecitorio. La foto, tuttavia, ha riacceso il dibattito sui presunti legami tra esponenti della destra e figure legate alla criminalità organizzata.

Le dichiarazioni del pentito Amico

Le dichiarazioni di Gioacchino Amico nel processo Hydra sono di fondamentale importanza. La PM Alessandra Cerreti ha depositato verbali che includono le sue confessioni, nonché quelle del neo collaboratore Bernardo Pace, deceduto suicida in carcere. Amico ha ammesso la sua partecipazione a numerosi summit tra esponenti delle tre mafie in Lombardia.

“Sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi”, ha dichiarato Amico. Ha motivato la sua scelta di collaborare con la giustizia come una mossa per garantire la propria incolumità e cambiare vita. Ha descritto un “sistema mafioso lombardo” con “gente in libertà, che è molto feroce” e capace di infiltrarsi ovunque, inclusa la politica.

Le ragioni personali del suo pentimento sono legate alla volontà di proteggere la madre malata e la moglie, che ha ammesso di aver trascinato in questa situazione. “Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società”, ha affermato, sottolineando anche l'inizio di un percorso di fede.

Il passato tra affari, politica e criminalità

Oltre alla sua attività dichiarata di commerciante all'ingrosso di frutta e verdura, Gioacchino Amico ha avuto un coinvolgimento nella vita politica locale. Ha ricoperto il ruolo di coordinatore cittadino a Canicattì per il partito “Fare”, fondato da Flavio Tosi. Amico ha anche ammesso di aver posseduto una tessera di Fratelli d'Italia.

Le indagini della DDA milanese hanno evidenziato un contatto diretto tra Amico e il senatore Mario Mantovani (ex Forza Italia, ora Fratelli d'Italia). Nel gennaio 2021, Amico discuteva con un affiliato del clan Senese della possibilità di aggiudicarsi il servizio di pulizia e manutenzione del verde presso le strutture del senatore Mantovani. Questo episodio getta ulteriore luce sulle presunte connessioni tra il mondo criminale e quello politico.

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