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La Federazione italiana scuole materne (Fism) di Brescia festeggia 60 anni con richieste precise al governo. L'obiettivo è garantire la sostenibilità delle scuole dell'infanzia cattoliche, spesso uniche presenze educative in aree marginali, attraverso aiuti economici mirati e una reale parità scolastica.

Richieste per la sostenibilità delle scuole

La Fism di Brescia, giunta al suo 60° anniversario, ha elaborato una serie di proposte concrete. Queste sono destinate alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La federazione chiede un sostegno economico differenziato. Si auspica un contributo per singola sezione, anziché per singolo bambino. Questo aiuterebbe a mantenere aperte le strutture, soprattutto di fronte al persistente calo demografico. Viene inoltre sollecitato un abbassamento del numero minimo di iscritti per sezione. Si vorrebbe passare dagli attuali 15 a 10 bambini. Questa misura sarebbe particolarmente utile nei comuni più piccoli e a rischio spopolamento.

L'obiettivo è rendere sostenibile l'offerta educativa. Le scuole dell'infanzia cattoliche o di ispirazione cristiana rappresentano spesso l'unica opzione formativa per la prima infanzia in molte zone del Bresciano. La federazione sottolinea la necessità di una parità scolastica effettiva, non solo formale. Questo significa un riconoscimento economico che ne supporti l'operatività quotidiana.

Il manifesto Fism e la realtà bresciana

Il Manifesto Fism Brescia raccoglie queste istanze. La federazione, guidata da Massimo Pesenti, intende presentarlo ufficialmente. La fondazione della Fism a Brescia risale al 1966, grazie all'iniziativa di padre Luigi Rinaldini. La provincia bresciana è un territorio significativo per la federazione. Qui conta il maggior numero di scuole associate a livello nazionale. Si tratta di 236 istituti. A questi si aggiungono 120 asili nido e 90 sezioni primavera. Complessivamente, accolgono circa 18.000 bambini e bambine dai 0 ai 6 anni. Il personale impiegato ammonta a 2.000 unità.

«Nel Bresciano», ha spiegato Pesenti, «le scuole dell'infanzia paritarie costituiscono i due terzi del totale. Circa un terzo di queste si trova in comuni che altrimenti non disporrebbero di alcuna struttura educativa per la prima infanzia». Queste realtà operano senza scopo di lucro. Sono gestite da parrocchie, congregazioni religiose, cooperative, fondazioni e associazioni. La loro missione è garantire l'accesso all'istruzione nella fascia d'età prescolare. Accolgono indistintamente tutti i bambini, indipendentemente da nazionalità, abilità o credo religioso.

La disparità economica e le proposte

«La parità scolastica, tuttavia, è di fatto diseguale», ha evidenziato Pesenti. «È riconosciuta a livello normativo dalla legge 62 del 2000. Ma non trova un adeguato riscontro sul piano economico». Questa situazione crea un doppio carico per le scuole e per le famiglie. Entrambe si trovano a sostenere i costi del servizio. Le famiglie, infatti, pagano sia le tasse che le rette scolastiche. Il divario economico è notevole. Per un bambino iscritto a una scuola statale, lo Stato investe circa 6.800 euro annui. Per un alunno in una scuola paritaria, il contributo statale si ferma a soli 800 euro.

In occasione dei 60 anni della Fism e dei 25 anni della legge sulla parità scolastica, il manifesto chiede un piano nazionale per l'infanzia. Questo dovrebbe tenere conto del calo demografico in atto. L'iniziativa del manifesto è solo una delle tante previste per celebrare l'anniversario. Tra gli eventi principali, spicca la nuova edizione di Seridò. Questa fiera del gioco attivo aprirà i battenti il 25 aprile alla Fiera del Garda di Montichiari. L'esposizione proseguirà poi nei giorni 26 aprile, 1, 2, 3, 9 e 10 maggio. Offrirà 136 proposte ludico-educative.

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