La Lombardia affronta una grave carenza idrica con 800 milioni di metri cubi d'acqua in meno rispetto alla media. Legambiente avverte del rischio siccità, specialmente per l'agricoltura.
Situazione idrica preoccupante a marzo 2026
Le riserve idriche della Lombardia mostrano un quadro preoccupante a marzo 2026. Legambiente Lombardia segnala un deficit significativo. I dati ARPA Lombardia indicano una disponibilità totale di 2.455 milioni di metri cubi al 28 marzo. Questo valore è inferiore alla media degli ultimi vent'anni. Si registra una mancanza di oltre 800 milioni di metri cubi. Il deficit idrico raggiunge il 25% delle riserve usuali.
Questo calo mette a rischio la disponibilità idrica regionale. La situazione potrebbe peggiorare nei prossimi mesi. L'ente regionale monitora costantemente i livelli. La preoccupazione è alta per diversi settori.
Grandi laghi stabili, pianure in sofferenza
I grandi laghi come il Maggiore e il Garda mantengono livelli di riempimento soddisfacenti. La gestione delle paratie contribuisce a regolare il deflusso nei fiumi. Tuttavia, le aree pianeggianti dipendenti da fiumi come il Brembo, il Serio e l'Oglio soffrono maggiormente. Queste zone dipendono dalle riserve accumulate in alta quota.
La carenza di neve sulle montagne è un fattore critico. Le valli orobiche e la Valcamonica registrano quasi la metà della neve attesa. Le temperature elevate, con lo zero termico a 3400 metri, aggravano ulteriormente la situazione. Il disgelo anticipato non compensa la mancanza di precipitazioni nevose.
Invasi idroelettrici e laghi alpini sotto pressione
Anche gli invasi destinati alla produzione idroelettrica mostrano livelli inferiori alla media. Il lago d'Iseo, ad esempio, ha una capacità di regolazione ridotta al 25%. Questa situazione si estende a gran parte dell'arco alpino lombardo. Le riserve idriche in queste aree sono dimezzate rispetto alla media stagionale. Il lago di Como presenta livelli vicini alla media, ma le zone montuose che lo alimentano sono sempre più aride.
Le riserve idriche dei bacini alpini sono cruciali per l'approvvigionamento. La loro diminuzione ha ripercussioni dirette. L'impatto si avverte sia per l'energia che per l'agricoltura. La situazione è leggermente migliore per i bacini piemontesi e svizzeri che confluiscono nel Verbano.
Rischio siccità per agricoltura e idroelettrico
Sebbene sia ancora presto per dichiarare un'emergenza idrica, il rischio di esaurimento anticipato delle scorte è concreto. La stagione primaverile potrebbe portare piogge, ma l'attuale deficit è preoccupante. La produzione di energia idroelettrica è minacciata. Le colture agricole, in particolare quelle che richiedono molta acqua in estate come il mais, sono particolarmente vulnerabili.
Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente Lombardia, sottolinea la necessità di adattarsi al cambiamento climatico. Le estati più lunghe e calde, unite al disgelo precoce, richiedono un ripensamento dei modelli agricoli. L'agricoltura padana deve diventare più resiliente e diversificata.
Verso un'agricoltura sostenibile e resiliente
Legambiente propone una transizione verso pratiche agricole più sostenibili. L'obiettivo è ridurre la dipendenza dalla risorsa idrica, specialmente nei periodi caldi. Damiano Di Simine, responsabile scientifico dell'associazione, suggerisce di limitare le monocolture, come mais e riso. È importante privilegiare il recupero delle rotazioni colturali e la diversificazione delle produzioni.
Si raccomanda inoltre di valorizzare elementi come siepi e sistemi agroforestali. Questi possono mitigare gli estremi di temperatura e aridità. L'agrivoltaico è un'altra soluzione promettente. Migliorare la gestione delle acque sotterranee, con irrigazioni invernali, è fondamentale. Aumentare la sostanza organica nel suolo ne migliora la capacità di trattenere l'acqua.
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