Il Made in Italy è un patrimonio culturale da salvaguardare attivamente. La sua valorizzazione passa per l'unione di innovazione, sostenibilità e digitalizzazione, con un occhio all'internazionalizzazione.
La fragilità del brand Made in Italy
Molte piccole realtà produttive italiane non dichiarano di fare Made in Italy. Al contempo, grandi aziende utilizzano questo marchio pur producendo poco in Italia. Questa situazione crea un rischio concreto. Il brand, considerato un bene comune, rischia di essere svalutato. Nessuno investe attivamente nella sua promozione, ma molti ne traggono beneficio.
Queste riflessioni sono state espresse dal professor Gian Luca Gregori. Egli è presidente della Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale. Le sue parole sono giunte a margine dell'evento 'Start AN per il Made in Italy e Future Industry Awards'. L'incontro si è tenuto presso la sede di Confindustria Marche ad Ancona. L'occasione era la Giornata Nazionale del Made in Italy.
Promuovere il Made in Italy con una visione culturale
La tutela e la difesa del Made in Italy assumono un'importanza cruciale. Ragionare in termini culturali è fondamentale. Questo approccio aiuta a comprendere i reali vantaggi di questo marchio. Tali benefici devono essere preservati per il futuro del nostro sistema produttivo.
La Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale si inserisce in questo contesto. L'obiettivo è promuovere lo sviluppo di nuove start-up e un'imprenditorialità più solida. Il professor Gregori ha evidenziato una criticità: ci sono molte imprese, ma poche realtà nuove. La vera sfida non è solo farle nascere. È soprattutto garantire la loro crescita nel tempo.
Molte aziende, dopo un certo periodo, faticano a sopravvivere. Alcune 'galleggiano', altre purtroppo cessano l'attività. Diventa quindi essenziale il ruolo degli acceleratori d'impresa. Questi strumenti mirano a intervenire attivamente. L'intento è individuare le strategie di sviluppo più efficaci per garantire la longevità delle aziende.
Innovazione, sostenibilità e digitalizzazione unite
Il professor Gregori ha identificato alcuni settori chiave per il Made in Italy. Tra questi spiccano l'innovazione, la sostenibilità e la digitalizzazione. Questi elementi non devono essere visti come compartimenti stagni. Al contrario, devono essere strettamente integrati tra loro.
Per lungo tempo, il dibattito si è concentrato separatamente sulla transizione digitale o su quella ecologica. La vera sfida attuale è unire questi due percorsi. L'obiettivo è farlo in un'ottica di internazionalizzazione. Questo approccio integrato permetterà di rafforzare la competitività del Made in Italy sui mercati globali.
L'evento di Ancona è stato promosso dalla Casa del Made in Italy. La collaborazione ha visto il coinvolgimento del Comune di Ancona. Hanno partecipato anche il MADE Competence Center Industria 4.0, Confindustria Marche, la Camera di Commercio delle Marche, la Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale e l'Università Politecnica delle Marche.